Come leggere le sigle strane sulle etichette dei vestiti: ecco cosa significano davvero

Le etichette dei vestiti sono spesso ricoperte da una serie di simboli e sigle che ai più possono sembrare incomprensibili, quasi come un linguaggio in codice. Eppure, questi elementi sono fondamentali per assicurare al capo una lunga durata, prevenire danni e mantenere colori e tessuti al meglio. Imparare a decifrare queste “sigle strane” non è solo una questione di curiosità, ma rappresenta una vera e propria competenza utile nella vita quotidiana. Del resto, la normativa europea richiede che ogni indumento riporti informazioni chiare su composizione, paese di origine e corretta manutenzione, diventando così uno strumento di tutela per il consumatore. Comprendere le etichette significa, in ultima analisi, prendersi cura in modo responsabile del proprio guardaroba e ridurre inutili sprechi.

Cosa significano le sigle e i simboli sulle etichette

Le sigle e i simboli sulle etichette dei vestiti sono regolamentati a livello internazionale, con lo scopo preciso di fornire informazioni immediate sulla manutenzione del capo. La simbologia è stata standardizzata, soprattutto grazie all’organizzazione GINETEX, e adottata in molte parti del mondo, fatta eccezione per pochi paesi come Corea del Sud e Stati Uniti che usano codici propri. Questi simboli non sono scelti casualmente: ognuno rappresenta una specifica funzione e spesso viene affiancato da sigle, abbreviazioni o numeri, che aggiungono dettagli come temperature o modalità particolari di trattamento.

  • Vasca: indica il lavaggio in acqua, sia a mano sia in lavatrice. Se c’è una mano immersa nell’acqua, significa che il lavaggio deve essere fatto esclusivamente a mano. Un numero al centro della vaschetta specifica la temperatura massima consigliata (ad esempio, 30°, 40°, etc.). Presenza di linee sotto la vasca segnala la necessità di lavaggi delicati.
  • Triangolo: simboleggia l’uso della candeggina. Un triangolo vuoto permette l’uso di candeggina, se barrato una croce indica che la candeggina è vietata.
  • Quadrato con cerchio: rappresenta l’asciugatura in asciugatrice. Un punto all’interno indica temperatura moderata, due punti un’asciugatura possibile anche ad alta temperatura. Se c’è una X sopra il simbolo, l’uso dell’asciugatrice è vietato.
  • Ferro da stiro: mostra quando stirare il capo. Nella parte interna del ferro, il numero dei puntini segnala la temperatura: uno per i tessuti delicati (seta, acetato), due per tessuti sintetici, tre per cotone e lino.
  • Cerchio: si riferisce al lavaggio a secco; le lettere all’interno (P, F, A) identificano i solventi che la lavanderia può usare.
  • X sopra un simbolo: il capo non può essere sottoposto a quel trattamento (ad esempio, lavaggio in acqua, stiratura, candeggio, etc.).

Le sigle che in apparenza risultano astruse (come “PL”, “CO”, “VI”, “EA”) indicano semplicemente il materiale di composizione: cotone, poliestere, viscosa, elastan e così via. Queste abbreviazioni servono a identificare le fibre tessili rispettando anche in questo caso una convenzione europea, fondamentale per chi ha allergie o per esigenze particolari.

Normativa, obblighi e informazioni aggiuntive

Le etichette non sono solo un dettaglio estetico ma sono tutelate dalla normativa, come il Regolamento (UE) 1007/2011 e dagli standard ISO 3758. Ciò garantisce che le aziende siano obbligate a fornire informazioni chiare e veritiere in merito a:

  • Nome dell’azienda produttrice o distributrice;
  • Paese di produzione (Made in Italy o altri), spesso determinante per la percezione di qualità;
  • Composizione delle fibre tessili: queste sigle (ad esempio CO = Cotone, PL = Poliestere, PA = Poliammide, WV = Lana, WS = Cashmere, etc.) sono fissate dalla nomenclatura delle fibre tessili fissata dalla legge;
  • Taglia del capo;
  • Istruzioni di lavaggio, candeggio, asciugatura e stiratura grazie ai simboli visti sopra.

Tali informazioni devono essere sempre leggibili, indelebili e saldamente attaccate al capo. In caso di acquisto di tessili all’estero, sapere che potrebbero apparire simboli diversi è un vantaggio, così come la conoscenza delle principali leggende internazionali. È bene ricordare che tagliare un’etichetta significa perdere indicazioni importanti: se proprio non si sopporta il contatto, meglio conservarla separatamente.

Come interpretare le principali sigle dei materiali

La siglatura dei materiali è forse la parte più criptica dell’etichetta per chi è meno esperto. Tuttavia, conoscere i codici più diffusi consente di individuare qualità, provenienza e potenziale utilizzo del capo.

  • CO: Cotone
  • PL: Poliestere
  • PA: Poliammide
  • VI: Viscosa
  • WO: Lana
  • SE: Seta
  • EL/EA: Elastan
  • LI: Lino
  • AC: Acrilico
  • MD: Modal
  • WS: Cashmere

Ogni sigla è spesso accompagnata dalla percentuale: ad esempio, un’etichetta con la scritta “80% CO 20% PL” indica che il tessuto è composto da 80% cotone e 20% poliestere. Questo aiuta anche a capire come il capo potrebbe reagire ai lavaggi, all’uso e agli agenti chimici (la lana, ad esempio, teme il calore eccessivo mentre il poliestere è molto resistente).

Consigli pratici per la lettura delle etichette

Per decifrare efficacemente le sigle e i simboli occorre abituarsi a leggerli ogni volta che si acquista un nuovo capo o si prepara la lavatrice. Alcuni suggerimenti utili:

  • Mantenere le etichette originali o, in caso di taglio, conservarle in una scatolina dedicata.
  • Verificare sempre la temperatura massima e la modalità di lavaggio per evitare danni (ad esempio, il lavaggio a mano per lana e seta, le alte temperature per cotone e lino).
  • Seguire le istruzioni relative all’asciugatura: molti capi si rovinano perché finiscono in asciugatrice controindicata (simbolo quadrato con cerchio barrato).
  • Quando si tratta di stiratura, controllare sempre i puntini sul ferro: uno solo per le fibre delicate, tre per cotone e lino.
  • Per i capi tecnici o delicati (abbigliamento sportivo, intimo, cachemire), privilegiare detergenti specifici e programmi delicati indicati dalle etichette.

Riconoscere e comprendere le sigle poco comuni o “strane” sulle etichette degli abiti permette di evitare errori costosi, ridurre lo spreco di capi che si rovinano inutilmente, rispettare la pelle in caso di allergie e, soprattutto, godere di vestiti più belli e resistenti nel tempo.

In un’epoca in cui la sostenibilità è sempre più sentita, imparare a leggere le etichette consente a ciascuno di prendersi cura dei propri acquisti con maggiore consapevolezza, contribuendo anche a ridurre l’impatto ambientale legato al consumo di moda.

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